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Dalle verdi
e selvagge sponde del lago di Piediluco, Labro spunta sulla sommità
di un colle con le sue case bianche di pietra calcarea. A pochi chilometri
da Rieti, ombelico d'Italia, e al confine con la verde Umbria, è
il cuore geografico della penisola.
Una strada a curve ci porta al borgo medievale illuminato dalla rosata
e magica luce del tramonto.
Varcata la Porta Reatina, accesso alla cittadella, vietata alle auto,
subito si ha la sensazione di essere in un posto dove il tempo si è
fermato, immerso in una pace e in un silenzio irreali.
E se non fosse per i cavi della luce e le antenne della televisione, si
potrebbe pensare di aver fatto un vero salto nel passato.
Abbiamo prenotato una camera al Palazzo Crispolti, antica ed austera dimora
signorile trasformata in albergo, ma curiosamente nessuna insegna lo segnala.
Percorriamo in vano su e giù i ripidi e deserti viottoli a gradoni,
finché la stessa proprietaria, incontrata per caso, ce lo indicherà!
All'interno, restaurato con cura, si respira una quieta atmosfera fuori
del tempo.
La nostra camera arredata con mobili bianchi, moderni e funzionali, conserva
soffitti originali a travature di legno e due finestrelle che, sopra i
tetti, guardano romanticamente verso il lago, le colline e la Valle del
Fuscello.
Siamo gli unici ospiti, del resto Labro ha poco da offrire: nessun monumento
di spicco, nessun negozio dove comprare i soliti ricordi da portare a
casa e che inevitabilmente ingombreranno di lì a poco credenze
ed armadi, nessuna stella Michelin ma neppure un semplice ristorante,
e allora che cosa può invogliare il turista frettoloso in cerca
di "mete" di cui parlare e vantarsi con gli amici a salire fin
qui? Forse i profondi, irreali silenzi, la solitudine e la pace non interessano
più o forse si cercano altrove, in realtà esotiche, lontane
che si raggiungono dopo ore di aereo e di viaggi faticosissimi
.
E così a Labro le tortuose stradette rimangono deserte e il silenzio,
interrotto dal canto degli uccelli, dei grilli e delle cicale avvolge
gli antichi palazzi come quello dei marchesi Vitelleschi, tuttora abitato
e visitabile, le case di pietra, il torrione medievale, segno di un passato
bellicoso e l'alto campanile della chiesa di Santa Maria che sembra vegliare
sull'intero paese.
Stemmi, fregi, ricchi portali ed eleganti finestre che decorano le case,
sono i segni visibili di un lontano e fiero passato. Strappato, trent'anni
fa al degrado e all'abbandono, da due coraggiosi architetti belgi, gli
odierni proprietari del palazzo Crispolti, Labro, grazie al loro sapiente
ed amorevole restauro oggi offre un raro esempio di omogeneità
storica ed artistica.
L'uso di materiali esclusivamente originali ha preservato l'autenticità
di questo nucleo rimasto intatto quasi per miracolo o per la volontà
della gente che vi abita ( molti sono stranieri). Inoltre fiori, piante
e piccoli giardini racchiusi tra muri di pietra e la bellezza della selvaggia
natura circostante aumentano il fascino di questo angolo remoto.
Ceniamo a pochi chilometri, alla Vecchia Osteria, un indirizzo da ricordare
per i gustosi antipasti di salumi locali, gli ottimi primi tra cui dei
deliziosi cappellotti con castagne e uno sfizioso dolce di mele, cioccolato
e una fragrante cialda, ma anche per il caldo e accogliente ambiente e
la cortesia della proprietaria.
Avvolto nel buio della notte, dal lago di Piediluco, Labro ci appare in
lontananza come uno scintillante e arcano miraggio. La sera tiepida invoglia
ad attardarci per le sue stradine deserte che illuminate sapientemente
da luci a filo dei gradini e da vecchi lampioni sono avvolte da un'atmosfera
tutta da assaporare.
Qualche voce lontana e alcune note musicali che giungono dall'unico luogo
di ritrovo del paese sono soffocate dall'incessante canto dei grilli
Al mattino l'ottima colazione viene servita alle nove davanti al grande
ed antico camino, acceso solo per noi. L'allegra fiamma crepitante, la
cordialità della proprietaria che ci racconta le coincidenze della
vita che l'hanno portata a Labro e i tempi in cui la nazionale di canottaggio
alloggiava qui, ci fa perdere la nozione del tempo e alle dieci e mezza
siamo ancora al tavolo a chiacchierare. Ma forse anche questo fa parte
della magia di questo luogo che impone i suoi ritmi lenti e senza accorgersene,
fa dimenticare una certa frenesia da turisti diligenti che viaggiano sempre
con guida alla mano.
Ti pare di conoscere l'Italia: hai visto Roma, Venezia, Firenze, Napoli
ma poi quasi per caso scopri Labro o forse lo stavi proprio cercando e
ancora una volta ti accorgi che esiste un'Italia minore nascosta, lontana
dai clamori del turismo di massa, ricca di storia e di fascino, spesso
un po' dimenticata e di colpo ti accorgi che Labro non è solo geograficamente
il cuore dell'Italia ma diventa, insieme a tanti borghi fatti di pietra,
una sorta di " paese dell'anima".
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